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(Nota: da quando abbiamo scritto questo articolo il nostro secondo album, The Untold Story Of, è finalmente uscito — ve lo raccontiamo brano per brano qui. Niente più spoiler: buon ascolto!)

Anche se l’idea del gruppo è nata nell’estate del 2019, ci piace pensare che il vero compleanno di Extra Sauce sia il 13 febbraio: il giorno in cui, per la prima volta, ci siamo seduti a parlare sul serio del progetto. Allora eravamo in quattro, ma sapevamo già che quella formazione sarebbe cresciuta.

Quest’anno uscirà il nostro secondo album — il terzo lavoro, se contiamo anche il primo EP. Sono già passati sei anni. Non vi facciamo spoiler, ma siamo convinti che vi piacerà: come sempre sarà un intreccio di tutte le nostre influenze, tra jazz, rock, fusion, funk e persino elettronica.

Per festeggiare questi sei anni, allora, perché non raccontarvi un po’ da dove veniamo? Se avete ascoltato Extravaganza e cercate sonorità affini, questa è la lista più sincera che possiamo darvi: cinque band fusion senza le quali Extra Sauce non suonerebbe come suona.

1. Marcus Miller

Quando Marcus Miller pubblicò Afrodeezia, lo presentò dal vivo a Umbria Jazz. La leggenda narra che, pur non conoscendoci ancora, quella sera fossimo tutti presenti a quel concerto. Uno dei bassisti più influenti della storia, capace di lasciare un segno indelebile tanto sul nostro gusto quanto sul nostro sound: il suo modo di far cantare il basso — slap chirurgico, groove profondo, arrangiamenti da orchestra funk — è una lezione che continuiamo a studiare.

2. Snarky Puppy

Non serve dilungarsi su quanto gli Snarky Puppy abbiano influenzato la nostra band — e non solo dal punto di vista musicale, ma anche organizzativo. Vedere come si muove e lavora un ensemble così numeroso ci ha dato la spinta di cui avevamo bisogno per dirci: si può fare. Il loro incrocio di armonia jazz, groove funk e interplay da grande gruppo è esattamente il territorio in cui ci piace vivere.

3. Huntertones

Gli Huntertones sono una forza della natura. Temi coinvolgenti, groove a valanga e brani che attraversano generi diversi senza alcuna paura. Dai loro dischi abbiamo imparato tantissimo sull’interplay e su come una sezione fiati possa diventare il cuore melodico di un brano, e non solo un colore di sfondo.

4. Yellowjackets

Dire “fusion” senza nominare gli Yellowjackets è quasi una bestemmia. Attivi dai primi anni Ottanta e con diversi Grammy alle spalle, sono la prova vivente che questo genere può invecchiare benissimo: disco dopo disco hanno continuato a reinventarsi senza mai perdere identità. La loro scrittura è una piccola scuola di composizione. Da loro abbiamo preso un’idea che ci portiamo dietro da sempre: si può essere sofisticati e diretti allo stesso tempo, e un brano strumentale complesso può comunque emozionare al primo ascolto.

5. Lydian Collective

I Lydian Collective hanno un solo difetto: hanno pubblicato troppa poca musica. Il loro stile, trascinato dal pianoforte come strumento principale, è groovy e coinvolgente sotto ogni aspetto. Riescono a trasmettere un’energia altissima con pochi strumenti e arrangiamenti perfetti, senza una nota di troppo — una lezione di sottrazione che cerchiamo di ricordare ogni volta che ci mettiamo a scrivere.


Potremmo continuare per ore: in fondo siamo in otto, ognuno con ascolti diversi — ed è proprio questo uno dei nostri punti di forza. In questi cinque nomi, però, ci riconosciamo tutti.

Se i nostri brani vi ricordano queste o altre sonorità, ascoltate Extravaganza o il nostro EP Somewhere e scriveteci cosa ci sentite dentro: siamo sempre felici di parlare di musica con chi, come noi, condivide questa passione. E se pensate che il nostro sound possa piacere a qualcuno che conoscete, il regalo più bello per i nostri sei anni è semplice — condividete la nostra musica.

Grazie per essere qui. Il meglio deve ancora arrivare.